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Gli amici sono presenze di parole, sguardi, suoni e sensazioni... qualsiasi cosa che lasci una traccia è un frammento di vita. Regalami un saluto, e sarò felice di ricordarti fra coloro che ringrazio per aver conosciuto...
Ilariawrote:
Ciao Luchino! Ci manchi tanto! Quando torni a trovarci? un bacione! Ily
Feb. 3
Serena Mariawrote:
Un grande saluto Conte! Sei una persona veramente straordinaria, non ti batte nessuno! ;-)
SERE
Ps: complimenti per il blog!
Dec. 9
Criswrote:
E te lo lascio io te lo lascio!
Eccolo qua! Cris
Oct. 1
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Ade's CornerDu droit qu'un esprit ferme et vaste en ses desseins, a sur l'esprit grossier des vulgaires humains. December 02 Vite quotidiane
Mi piace molto viaggiare in metropolitana. Ogni volta che scendo le scale che portano alla banchina mi chiedo quali saranno le facce e le persone che mi troverò di fronte, che mi si siederanno accanto. Solitamente salgo sul primo vagone, dove ho più probabilità di trovare posto a sedere; anche se all’andata, prendendo il treno al capolinea, non ho di questi problemi: è sempre vuoto.
Domenica, davanti a me, si è seduto un uomo. Vivendo a Roma ho imparato a distinguere le fisionomie italiane da quelle straniere, e lui era molto probabilmente romeno, o comunque di origine esteuropea. Relativamente giovane, seppur di età indefinibile, era abbastanza basso da poter essere scambiato in lontananza per un ragazzo di vent’anni, salvo poi, sotto le asettiche luci al neon del vagone, rivelare un viso molto più adulto, quello forse di un quarantenne. Molti immigrati provenienti da quelle aree tendono a vestire giovanilmente: un abbigliamento comodo è spesso il più adatto alla vita non certo sedentaria che conducono, anche se poi danno l’impressione di essere imprigionati in una adolescenza lavorativa instabile che li relega ad essere esordienti sociali quando il loro coetanei italiani possono già permettersi di vestire in modo più formale.
Quest’uomo-ragazzo dall’età indefinita porta con sé una grande busta di carta colorata, di quelle che si usano nei negozi di giocattoli come incarto per un regalo natalizio. La occhieggio curioso, chissà cos’avrà comprato. Non passa molto tempo che la mia curiosità trova la sua soddisfazione: nel silenzio del vagone che lentamente si mette in movimento, lo sguardo pensieroso del mio compagno di viaggio scende verso i colori sgargianti del suo vistoso bagaglio, da cui spunta fuori poco dopo la zampa marrone e pelosa di un grosso peluche, un cane. Sorrido fra me, mi domando per chi sarà: la sua compagna, sua moglie? Sua figlia? Le sue dita sfiorano il pelo sintetico, come a volerlo lucidare, a risistemarlo. Leva qualche granello di polvere, qualche frammento di filo raccolto forse dalle zampe o dalla testa di un compagno di scaffale di diverso colore. La sua mano rientra nella busta ed ecco che, oltre il bordo, sbuca ora la testa nera di quello che dev’essere un pastore tedesco. Altri movimenti rapidi e delicati della mano ravvivano tessuto, in un gesto che dona alla scena una dolcezza estrema: sembra quasi carezzarlo, e in quel momento mi sorprendo a chiedermi quali pensieri stiano definendosi dietro il suo sguardo stanco di ragazzo invecchiato. Lo guardo e lo vedo un po’ padrone che coccola il suo animale, un po’ bambino che accarezza il suo nuovo regalo. Chissà cosa si immagina lui ora.
Risolleva il capo, non mi guarda, gli occhi si lanciano per un attimo attraverso il lungo corridoio azzurrino del treno, che in quel momento non è il convoglio della metro A, ma solamente uno sfondo a ciò che lo aspetterà per la serata, a quello che dovrà fare.
Lo sbircio di nascosto. Non è particolarmente bello, e anzi il suo volto scavato leva quel tanto di attraente che avrebbe potuto avere curandosi un po’ di più, eppure gli occhi scuri in contrasto col piccolo brillante che luccica al suo orecchio, gli regalano una tenerezza a cui mi scoprirò a ripensare spesso, nei giorni seguenti.
Capita che alcuni sconosciuti, della cui vita non sappiamo nulla, ci colpiscano in modo speciale. A volte per la loro bellezza, altre per qualcosa di particolare che possiedono, più profondo e vivo. Ci rimangono impressi, ce ne ricordiamo a distanza di tempo, e cominciano allora a vivere un’appannata, vaga esistenza fatta soltanto della nostra immaginazione pensierosa: immagini scollegate e scomposte che germogliano dalle sensazioni che abbiamo avuto nel guardare queste persone.
Quell’uomo è diventato un mio personaggio. L’ho chiamato Alex. Quella domenica pomeriggio è tornato a casa e ha dato il regalo a sua moglie perché lo nascondesse: era un peluche per sua figlia, il suo regalo di Natale. Il lunedì seguente sarebbe tornato al lavoro, per lui sarebbe ricominciata un’altra faticosa settimana. Ma avrebbe saputo che fra un mese ci sarebbe stato il sorriso di sua figlia sotto un piccolo albero di Natale un po’ vecchiotto e sbilenco, ma agli occhi di quella bambina il più bell’albero di Natale del mondo.
October 30 Loud and clear
Loud and clear
The Cranberries
I hope that you miss me
Put me down on history I feel such a reject now Get yourself a life I hope that you're sorry
For not accepting me For not adoring me That's why I'm not your wife People are stranger
People in danger People are stranger People deranged or I remember there was
Nothing I could ever do Never could impress you Even if I tried Tell somebody who cares Fill the room with empty stares Go to bed and say my prayers Keep them satisfied People are stranger
People in danger People are stranger People deranged or Loud and clear I make my point my dear
I hope that you never
Get the things you wanted to Now I cast a spell on you Complicate your life Hope you get a puncture Everywhere you ever drive Hope the sun beats down on you and Skin youself alive Dedicata ad alcune persone che ho conosciuto. Che dire... gli sbagli si fanno nella vita. October 06 Battaglie quotidianeHo sempre pensato che fare la spesa, per chiunque possa ritenersi persona (anche solo in minima frazione) di animo sensibile, fosse un po’ come andare in bicicletta contromano sul Raccordo: qualcosa che mette a dura prova la stabilità nervosa, oltreché la vita stessa. Oggi mi sento di poterlo pensare con un pizzico di convinzione in più.
Confesso che l’errore è stato inizialmente mio: la mattinata non protendeva alla calma interiore già nel suo sbocciare. Fra il mal di testa al risveglio, cosa che odio profondamente, e il vicino che alle 8.15 deve mettersi a battere col suo cazzo di martello, cosa che odio ancora di più profondamente gli cascasse un chilo di calcinacci in testa, la mia grazia sociale non era troppo discosta da quella di una recinzione militare, col suo cemento armato riccamente decorato da filo spinato arrugginito e pezzi di vetro. Nondimeno, ho ritenuto con suicida ingenuità che fare due passi al Carrefour potesse aiutarmi a rilassarmi.
Il venerdì mattina in un centro commerciale è un grazioso bouquet di varia umanità intenta a realizzare una coreografia che potremmo definire “Suite dello Schiaccianoci”, ove “noci” è da considerarsi tchajkovskiana parafrasi per circoscrivere ciò che più proletariamente viene metaforizzato con “maroni”. Procediamo ora con una breve carrellata delle figure chiave che solcano i mari della spesa settimanale, intersecando le rotte dei loro carrelli transatlantici.
L’oculato: è solitamente un uomo o una donna di mezza età. Lo si può trovare immobile innanzi agli scaffali intento a scrutare i misteri dell’universo fra i prezzi della merce. Con occhio analitico e meditabondo pesa e soppesa il rapporto quantità-prezzo di ciò che vede, mentre nella sua acuta testolina (avvicinandosi in silenzio si può sentire il rumore scricchiolante dell’hard disk in piena attività all’interno del suo cranio) i calcoli trigonometrici per sapere se conviene più la Voiello o la Barilla turbinano, come normalmente le mie gonadi quando vorrei prendere una confezione di mezze penne e mi trovo in mezzo questa specie di bizzarra componente d’arredo commerciale. Ovviamente non si sposterà quando mi avvicinerò col carrello… farà un passettino malfermo di lato come a dire “prego prego, si accomodi amico mio”. Il risultato tende ad essere un mio funambolico slancio del braccio per agguantare ciò che mi serve senza che la distanza di cortesia fra me e il nostro eroe venga intaccata di un centimetro – il rischio sarebbe la forte tentazione di farlo rotolare in mezzo al corridoio con una poderosa culata accompagnata da uno stizzito “e levat’e miezz!”.
L’amante dei panorami: è un animo artistico che si commuove davanti alla struggente bellezza degli scaffali di un supermercato. In cerca di ciò che gli serve ma che non riesce a localizzare subito, tenderà ad allontanarsi in presbite rinculo, fino ad fermarsi di spalle al contatto con l’altro scaffale. Raggiunta questa ottimale posizione, stazionerà a scrutare l’orizzonte, talvolta cavando di tasca un binocolino in avorio e ottone da teatro, per meglio rimirare i rupestri panorami di dadi Star e olii extravergine d’oliva Bertolli che gli si stendono ai piedi. Normalmente si tratta di uomini fra i 40 e i 50 anni, a cui la moglie ha detto cosa prendere e che sono terrorizzati all’idea di comprare qualcosa di sbagliato non avendo trovato ciò che la precisa consorte aveva richiesto loro.
Il placido: la vita è bella e va goduta in ogni suo istante. C’è già la morte che ha fretta per tutti, che senso ha darle una mano? Questo è ciò su cui si basa la filosofia escatologica di questo esemplare faunistico. Solitamente si tratta di famiglie con squittenti fantolini al seguito, i quali ritengono opportuno zampettare come caprioli fra strilli e lagne in mezzo ai corriodietti. I placidi hanno per sé il passato, il presente, il futuro, l’eterno: come grossi mammut scarrozzano i loro carrelli osservando con occhio soddisfatto e respiro bovino tutto ciò che li attornia, domandandosi spensierati se ne abbiano bisogno o meno. In tutto questo, la loro montessoriana weltanshaung li indurrà a tollerare lo stridore della prole come gioiose manifestazioni di genuina infanzia felice, ignorando quel vago scricchiolio che va loro crescendo attorno, e che si rivelerà essere per le orecchie più acute il digrignare assassino dei denti di chi deve fare slalom fra le minute creaturine casinare. Potete avere tutta l’indiavolata fretta di questo mondo, ma la lenta marea delle loro schiene non si leverà di torno fintanto che uno dei loro figli non si sarà procurato un trauma cranico sbattendo contro uno spigolo del banco frigo a forza di rimbalzare. O, per lo meno, questo è quello che tendo ad augurargli.
Il conquistatore: altresì definibile come il Napoleone della Vettovaglia. Deciso ed arrogante muove il suo carrello invasore come perfido macchinario bellico, erigendo la sua personalissima linea Maginot fra cartoni di latte Granarolo e confezioni di Lipton aromatizzato al limone. Spesso si tratta di signore cinquantenni, forti di una loro tutta presunta avvenenza sintetica, virtuose nella loro certezza di essere padrone del mondo, o quantomeno amministratori delegati del loro secolo contemporaneo. Al di qua del sipario vien piuttosto da domandarsi se si tratti di pasciuta idiozia a non rendersi conto di creare ingorghi nei due metri scarsi di spazio a disposizione; o se si debba piuttosto applaudire alla trionfante maleducazione insita nel fregarsene dei disagi creati dallo stare in mezzo al cammino dell’esistenza altrui. In un caso o nell’altro spesso il “permesso, scusi”, sibila fuori dalle labbra con sottigliezza omicida, accompagnato dalla faticosamente trattenuta tentazione di tamponare il loro carrello con la gioiosa violenza di una carica di cavalleria.
September 10 Compleanni...È passata da poco la mezzanotte. È il 10 settembre… da alcuni minuti ho compiuto 24 anni. Non so mai che significato dare a questo giorno, e del resto, effettivamente, non ne ha affatto. Le date che contano nella vita di una persona possono essere tutt’al più i 18 e i 40 anni, il resto lo vedo un po’ come un ordinario trascorrere del tempo scandito dalle oscillazioni annuali di un pendolo. Quest’anno, poi, di significato ne ha ancora meno… sarà il periodo un po’ così, sarà la consapevolezza che viene dal crescere. Del resto le cose importanti che ho vissuto non sono mai successe davanti ad una torta ricoperta da una sbilenca e indisponente foresta in fiamme di candeline, e quando si compiono gli anni a fine estate, poco prima dell’inizio della scuola, le festicciole di classe non le fai. Presto impari a non sentirne il bisogno, il compleanno diventa un rito di famiglia, noioso come si conviene: la torta alla frutta, i nonni, gli zii e le chiacchiere nulla più che quotidiane. Un po’ come Natale, o quel cazzo di Capodanno, che pure ho sempre profondamente odiato.
Ti svegli la mattina convinto di avere un’aureola luminosa, e ti aspetti che tutti quelli che incontri per strada ti sorridano e ti facciano gli auguri. Ovviamente non succede, anzi spesso se ne dimenticano pure gli amici. C’è chi si offende, e chi invece è talmente euforico e rimbecillito dai risolini da non accorgersene nemmeno… e io cosa cerco in un compleanno? Mah, forse un po’ di riscontri. Negli occhi di chi incontro, nelle loro strette di mano, nei loro sorrisi. Il compleanno è una giornata di bilanci, sono ventiquattr’ore nell’arco delle quali ti guardi attorno e cerchi di capire quante e quali sono le persone per le quali sei importante, o per lo meno che tengono sinceramente ad un qualche rapporto con te. Un giorno in cui ti rendi conto che il tempo passa, e con esso tutto ciò che fa parte della tua vita, attraverso evoluzioni, inizi e conclusioni; il giorno in cui ragioni sulla prospettiva di quello che sta dietro e di quello che intravedi davanti. E se sei onesto con te stesso, ti rendi conto che nessuna di queste due direzioni, in quel momento, ha dei colori più vivi o una luce più brillante rispetto agli altri giorni dell’anno.
Normalità, quotidianità… è troppo chiedere queste cose anche in questo giorno? Io neanche mi sono reso conto di essere venuto al mondo, vivo “da sempre” senza che mi sia mai accorto di aver iniziato. A che mi serve festeggiare? Anzi: mi sentirei di chiedere solo una giornata leggera… abbastanza leggera da compensare il peso di quelle vuote aspettative che aleggeranno ottuse e inesorabili, involontarie e inevitabili fino al momento di andare a dormire.
Mezzanotte e qualche minuto. Più o meno attorno all’una saranno 24 anni giusti da che sono nato… e chi se ne frega, direi: già domani saranno 24 anni e un giorno ma mica si festeggia.
Che stress.
September 08 NotteNotturni canti tintinnano
fra i sospiri del ghiaccio, gocce brillanti d'argento fredde di minerale eterno. Sguardi di antichi pensieri, soli nella veglia del tempo, custodiscono silenzi di zaffiro e bisbigli in preghiera fra cupi velluti, drappeggi di santuari di ossidiana. Un'eco fra le cupole del desiderio sospira la distanza. E oltre io guardo. |
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